Ema e Fda approvano l’uso di denosumab nel trattamento dell’osteoporosi da glucocorticoidi

Pubblicato il 8 giugno 2018
Ema e Fda approvano l’uso di denosumab nel trattamento dell’osteoporosi da glucocorticoidi

E’ ufficiale: l’Ema e l’Fda a distanza di pochi giorni l’una dall’altra hanno approvato l’uso di denosumab per il trattamento dell’osteoporosi indotta da glucocorticoidi (GIOP) negli uomini e nelle donne ad alto rischio di frattura, definito come storia di frattura da fragilità oppure presenza di fattori di rischio multipli per frattura. Inoltre, Denosumab è indicato per quei pazienti che hanno fallito o sono intolleranti alle altre terapie attualmente disponibili per il trattamento dell’ osteoporosi.

L’approvazione è supportata dai risultati di un importante studio pubblicato su Lancet Diabetes Endocrinology nel corso di quest’anno. Si tratta dei risultati a 12 mesi di uno studio di fase 3, della durata complessiva di 24 mesi, randomizzato, in doppio cieco, controllato, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di denosumab 60 mg somministrato ogni 6 mesi per via sottocutanea, rispetto risedronato orale 5 mg una volta al giorno in pazienti sottoposti a trattamento con glucocorticoidi (dose maggiore o uguale a 7,5 mg al giorno di prednisone orale o equivalente).

Nello studio, un trial di non inferiorità, sono stati arruolati 795 pazienti provenienti da 79 centri. Nello studio veniva arruolati sia pazienti già in terapia con glucocorticoidi da almeno 3 mesi (505), sia pazienti naive (290), randomizzati a denosumab 60 mg per via sottocutanea ogni 6 mesi più placebo per os ogni giorno per 24 mesi, oppure a risedronato 5 mg/die per via orale più placebo sottocutaneo ogni 6 mesi per 24 mesi.
Tutti i pazienti assumevano almeno 1000 mg/die di calcio e almeno 800 IU/die di vitamina D al giorno.

L’endpoint primario dello studio era dimostrare la non inferiorità di denosumab rispetto a risedronato in termini di variazione percentuale rispetto al basale della densità minerale ossea della colonna vertebrale lombare, dopo12 mesi. Al termine di questo follow-up tuttavia, denosumab risultava non solo non inferiore a risedronato, ma addirittura superiore al bisfosfonato, in termini di BMD a livello lombare , sia nella sottopopolazione dei pazienti già in terapia (+ 4.4% vs +2.3%), che in quelli naive all’arruolamento (+3.8% vs +0.8%).

L’incidenza di eventi avversi è stata simile in entrambi i gruppi di trattamento ed i ricercatori sottolineano che non si è verificato alcun segnale di un maggior rischio di infezione grave nei sottogruppi ad alto rischio che assumevano denosumab e che richiedevano anche una concomitante terapia biologica o immunosoppressiva.

Comunicato stampa