Terapia sequenziale Abaloparatide/Alendronato: persistente riduzione del rischio di frattura

Pubblicato il 24 settembre 2017
Terapia sequenziale Abaloparatide/Alendronato: persistente riduzione del rischio di frattura

Secondo i risultati dello studio Abaloparatide Comparator Trial in Vertebral Endpoints Extension (ACTIVExtend), la riduzione del rischio di frattura osservata in donne con osteoporosi post-menopausale, dopo 18 mesi di trattamento con il nuovo farmaco osteoanabolico abaloparatide, viene mantenuta in tutti i siti scheletrici anche nei 2 anni successivi allo switch terapeutico con il bisfosfonato alendronato.
 
Tali risultati finali dello studio sono stati presentati al congresso annuale dell’American Society of Bone and Mineral Research (ASBMR) 2017.
Con l’approvazione della FDA ad aprile, abaloparatide è diventato il primo farmaco osteoanabolico, dopo 15 anni, ad entrare nel mercato statunitense, con indicazione per il trattamento delle donne in postmenopausa affette da osteoporosi ad elevato rischio di frattura a causa di una precedente frattura osteoporotica o di fattori di rischio multipli per  frattura o che non rispondono o non possono tollerare altre terapie disponibili per l’osteoporosi.
 
L’approvazione si è basata sui risultati del primo studio ACTIVE e su un’analisi intermedia del trial ACTIVExtend a 6 mesi, pubblicata a febbraio su Mayo Clinic Proceedings.  I dati presentati all’ASBMR 2017 sostengono ulteriormente questi risultati.
 
“I risultati mostrano che 18 mesi di terapia con abaloparatide seguita da una terapia di consolidamento con alendronato per 24 mesi hanno determinato una rapida e persistente riduzione del rischio di frattura a livello di tutti i siti scheletrici”, ha evidenziato il primo autore dello studio il dr. Henry G Bone, MD, direttore della Michigan Bone and Mineral Clinic a Detroit.
 
Nel commentare lo studio, il prof. Harry K Genant, professore emerito presso l’Università della California, San Francisco, ha convenuto che i risultati suggeriscono un ruolo importante per abaloparatide nel trattamento dell’osteoporosi.
 
“Questo nuovo farmaco, agisce come un potente anabolizzante e il suo utilizzo per soli 18 mesi, una durata di tempo relativamente breve, è in grado di ridurre rapidamente il rischio di frattura”.
 
Il trial ACTIVE ha interessato più paesi. Si tratta di uno studio randomizzato, a doppio cieco che ha coinvolto 2463 donne in post-menopausa tra i 49 e i 86 anni affette da osteoporosi.
 
Le donne sono state randomizzate a ricevere placebo (n=821) o abaloparatide (n=824) 80 μg/die per via sottocutanea per un periodo di 18 mesi. Un terzo gruppo è stato trattato con teriparatide (n=818) 20 μg/die per via sottocutanea; tuttavia i risultati di quest’ultimo gruppo non sono stati inclusi nell’endpoint primario dello studio.
 
I risultati di questo studio hanno evidenziato una riduzione del rischio relativo di frattura vertebrale dell’ 84% nel gruppo trattato con abaloparatide rispetto al gruppo trattato con placebo (p<0.001).
 
Per ragioni di sicurezza, i farmaci anabolici vengono tipicamente somministrati per soli 18-24 mesi e quindi i pazienti dopo la fine di tale trattamento devono intraprendere terapia con agenti antiriassorbitivi per mantenere i benefici ottenuti e prevenire la perdita di massa ossea che altrimenti si verificherebbe.
 
Per valutare ulteriormente gli effetti di abaloparatide al termine del trattamento, è cominciato lo studio ACTIVExtend, un mese dopo i 18 mesi dello studio ACTIVE originale, coinvolgendo pazienti di entrambi i gruppi  (581 in trattamento con placebo e 558 con abaloparatide) che sono stati trattati con alendronato 70 mg settimanalmente per 2 anni.
 
Nel corso dei trial combinati, della durata complessiva di 43 mesi, cinque delle 544 donne valutabili (0,9%) nel gruppo abaloparatide seguito da alendronato mostravano almeno una nuova frattura vertebrale rispetto alle 32 dei 568 (5,6%) nel gruppo placebo seguito da alendronato, evidenziando una riduzione del 84% del rischio relativo di frattura (p<0.001).
 
Per quanto riguarda invece le fratture non vertebrali, il gruppo trattato con abaloparatide/alendronato mostrava una riduzione del rischio relativo del 39% nei risultati dell’ACTIVExtend, con 27 fratture (5%) rispetto alle 45 (8%) del gruppo placebo/alendronato (p=0.03).
 
Nell’analisi globale intention-to-treat sono state osservate le maggiori riduzioni di tutti i tipi di fratture, compresi quelle non vertebrali (p=0.03), osteoporotiche (p=0.001), cliniche (p=0.04) e dell’anca (p=0.02).
Non sono state osservate differenze significative negli eventi avversi tra i due bracci.
 
“L’ aspetto più sorprendente è stato il vantaggio progressivo evidenziato anche quando i pazienti dei precedenti gruppi, abaloparatide e placebo, venivano mantenuti con alendronato. Sembra che esista un effetto che possa essere effettivamente portato avanti con questo tipo di regime”, ha sottolineato il dr. Bone.
 
Alendronato è stato usato nello studio perché è un benchmark conosciuto tra i bisfosfonati, ma altri farmaci in questa classe probabilmente mostrerebbero risultati simili.
 
“Penso che anche altri bisfosfonati avrebbero prodotto un beneficio. Ad esempio, l’infusione di acido zoledronico avrebbe probabilmente agito in maniera analoga “, ha aggiunto il dr. Bone.
 
In conclusione, i risultati ottenuti con abaloparatide sono notevoli. Come ha osservato il dr. Genant: “La riduzione sostanziale del rischio di frattura ottenuta durante i 18 mesi di terapia con abaloparatide persiste nello studio di estensione ACTIVExtend per il gruppo abaloparatide/alendronato rispetto al gruppo placebo/alendronato in modo impressionante e sostiene il beneficio a lungo termine del trattamento iniziale con abaloparatide”.
 
American Society for Bone and Mineral Research. September 10, 2017, Denver, Colorado. Abstract 1074.
 




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *