Fratture di femore, il pattern di incidenza migliora in Veneto più velocemente che nel resto d’Italia

Pubblicato il 23 Luglio 2016
Fratture di femore, il pattern di incidenza migliora in Veneto più velocemente che nel resto d’Italia

I risultati di uno studio italiano, coordinato dal prof. Sandro Giannini dell’Università di Padova, hanno documentato un miglioramento del pattern di incidenza delle fratture di femore nella popolazione ultra65enne residente in Veneto, che sembra essere diverso dal dato nazionale, dove la riduzione dell’incidenza si sta comunque manifestando, sia pur più lentamente e in alcune fasce di popolazione.

Diverse le possibili motivazioni e le implicazioni di questi dati, oggetto di discussione dei ricercatori nello studio appena pubblicato sulla rivista European Journal of Internal Medicine (1).

Il pattern delle fratture di femore sta cambiando
L’osteoporosi e le fratture di femore ad essa correlate rappresentano una causa importante di mortalità, disabilità e notevoli costi socio-sanitari. Dal momento che la fragilità ossea va di pari passo con l’avanzare degli anni (2), sarebbe ovvio aspettarsi un incremento delle fratture di femore.

Eppure le cose non stanno esattamente così!

Nel corso degli ultimi anni, sono stati condotti numerosi studi finalizzati ad approfondire le conoscenze sul trend attuale di incidenza delle fratture di femore.

Tuttavia, nonostante il dato incontrovertibile dell’invecchiamento della popolazione e le stime drammatiche fatte nei primi anni novanta che ipotizzavano, 10-15 anni più tardi, un incremento inesorabile e vertiginoso dell’incidenza di fratture di femore, dalla fine degli anni Novanta si assiste in molti paesi del mondo (dagli USA al Canada, dalla Danimarca alla Spagna e alla Germania), ad una riduzione progressiva del numero di queste fratture.

Per quanto riguarda il nostro Paese, esistono molti studi che hanno analizzato il trend d’incidenza di fratture di femore nel periodo 1999-2009.

La situazione italiana
Anche per l’Italia si sono avuti risultati contrastanti: “Nel 2005 – ricordano gli autori nell’introduzione allo studio – 94.471 pazienti ultra65enni sono stati ospedalizzati per frattura di femore nel nostro Paese, con un incremento del 28,5% rispetto al 2000. Non solo: nello stesso periodo, i costi di ospedalizzazione sono cresciuti del 36,1%, raggiungendo la ragguardevole cifra di 467 milioni di euro nel 2005”.

Uno studio più recente (3), pubblicato nel 2014, ha documentato, durante il periodo 2000-2009, un incremento complessivo del numero di fratture di femore pari al 29,8%, in linea con lo studio in precedenza citato. Tuttavia, per la prima volta, nelle donne di età compresa tra i 65 e i 74 anni, è stata documentata una riduzione dell’incidenza di fratture di femore (-7,9%), a suggerire una positiva inversione di tendenza, almeno per questa classe di età.

La situazione in Veneto
Il Veneto conta una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, comparabile con la popolazione italiana per quanto riguarda sia l’indice di invecchiamento che l’aspettativa di vita alla nascita.

A partire dal 2000, il Sistema Regionale Sanitario della Regione Veneto ha implementato delle politiche volte a migliorare gli standard di cura dei pazienti affetti da osteoporosi.

In particolare, nel 2004, le autorità sanitarie di questa regione hanno promosso l’istituzione di due Centri Regionali per l’Osteoporosi (afferenti ai Policlinici di Padova e Verona), affidando a queste strutture compiti clinici, epidemiologici e di indirizzo sanitario.

Obiettivo dello studio coordinato dal prof. Giannini è stato quello di valutare l’incidenza delle fratture di femore nella popolazione ultra65enne residente in questa regione negli anni 2000-2011, per poi confrontarla con quella delle singole province e con i dati nazionali.

Disegno e risultati dello studio
Per l’analisi d’incidenza delle fratture di femore, sono state utilizzate come fonti di dati le SDO (Schede di Dimissione Ospedaliera) relative a soggetti ultra65enni ospedalizzati negli anni 2000-2011. I pazienti sono stati stratificati in base al sesso, all’anno di calendario e per classi di età (5 anni). I ricercatori sono stati in grado di ottenere anche i dati scorporati in base alle singole province della regione.

Su questi presupposti, è stato calcolato il numero assoluto di fratture di femore, l’incidenza grezza per 10.000 abitanti e i tassi di frattura standardizzati in base all’età.

Durante il periodo in studio, si sono avute 53.917 ospedalizzazioni per frattura di femore (in particolare nel sesso femminile – 77,7%). Il numero assoluto di fratture nel decennio preso in considerazione è aumentato del 17,7% nei pazienti di sesso maschile e del 10,6% nelle pazienti di sesso femminile. Tuttavia, il tasso di incidenza standardizzato ha subito una flessione del 18% nello stesso periodo (IRR=0,82; IC95%= 0,78-0,87). Questo trend di riduzione del tasso d’incidenza è risultato pressoché identico per tutte le coorti anagrafiche (5 anni) considerate, fino all’età di 84 anni.

Come previsto, il tasso d’incidenza di frattura è risultato significativamente più elevato nel sesso femminile rispetto a quello maschile

Inoltre, dai dati scorporati per province, sono emersi valori d’incidenza di fratture di femore più bassi nelle province di Padova (IRR=0,63; IC95%=0,60-0,66) e di Verona (IRR= 0,66; IC95%=0,63-0,70) – dove sono attivi i due Centri Regionali per l’Osteoporosi istituiti dalla Regione Veneto – rispetto alle altre province.

Differenze tra dati regionali e nazionali
I dati presentati in questo studio sono piuttosto differenti rispetto ai dati nazionali, a parità di anno di calendario, nonostante la sostanziale sovrapponibilità degli indici demografici della popolazione residente in Veneto e di quella residente sull’intero territorio nazionale.

Facendo un confronto tra i dati regionali di questo studio con quelli nazionali dello studio pubblicato nel 2014 (3), relativi agli anni 2000-2009, emerge come, nello studio condotto a livello nazionale in pazienti ultra65enni, il numero assoluto di fratture di femore sia cresciuto del 27% e del 36% nel sesso femminile e in quello maschile, rispettivamente, durante il periodo 2000-2009.
Questo studio ha inoltre documentato un incremento del tasso d’incidenza per 10.000 abitanti pari al 14,5% nel sesso maschile e del 12,1% in quello femminile nello stesso periodo.

Lo studio condotto in Veneto (2000-2011), ha dimostrato come il tasso grezzo di fratture di femore sia cresciuto negli stessi anni di calendario considerati nello studio condotto a livello nazionale (2000-2009). Ciò nonostante, l’incremento del tasso grezzo di fratture nello studio condotto in Veneto è risultato pari alla metà di quello rilevato nello studio condotto a livello nazionale, in una popolazione sostanzialmente simile per età. In questo studio, inoltre, il tasso d’incidenza standardizzato per età si è ridotto in Veneto di almeno il 20%.

Cause di discrepanza trend regionale vs trend nazionale

Invocare l’esistenza di un effetto di coorte di nascita per spiegare la discrepanza tra il trend di incidenza di fratture regionale rispetto a quello nazionale sembra non essere l’ipotesi corretta: ciò in quanto nessuna delle differenze sopra osservate può essere spiegata sulla base di differenze demografiche tra la popolazione residente in Veneto e quella nazionale (in termini di indice di invecchiamento e di aspettativa di vita alla nascita).

Gli autori dello studio, invece, propendono per l’ipotesi secondo la quale l’adozione di politiche sanitarie regionali specifiche per la gestione dell’osteoporosi, per esempio in termini di appropriatezza terapeutica e di correzione dell’ipovitaminosi D, abbia contribuito all’esito osservato. Ciò spiegherebbe, inoltre, il trend particolarmente positivo, in termini di riduzione d’incidenza di fratture, ottenuto nelle province di Padova e di Verona, dove sono attivi i 2 Centri Regionali per l’Osteoporosi istituiti dalla Regione.

Riassumendo
Lo studio ha dimostrato un sensibile declino del tasso d’incidenza di fratture di femore nella Regione Veneto nel decennio 2000-2011 in soggetti ultra65enni. E’ improbabile che la presenza di un effetto di coorte di nascita abbia giocato un ruolo determinante nella genesi di questi risultati.

Sono necessari ora nuovi studi che forniscano informazioni più dettagliate sulle possibili relazioni causa-effetto che confermino quanto osservato.

Bibliografia

1. Giannini S et al. Declining trends in the incidence of hip fractures in people aged 65 years or over in years 2000–2011. Eur J Intern Med 2016, http://dx.doi.org/10.1016/j.ejim.2016.06.007

2. Adami S et al. The effect of age, weight, and lifestyle factors on calcaneal quantitative ultrasound: the ESOPO study. Osteoporos Int. 2003;14(3):198-207.

3. Piscitelli P et al. Ten years of hip fractures in Italy: for the first time a decreasing trend in elderly women.World J Orthop 2014; 5(3):386–91.




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