Fratture nei bambini e nei ragazzi: quando è bene insospettirsi

Pubblicato il 1 novembre 2018
Fratture nei bambini e nei ragazzi: quando è bene insospettirsi

Le fratture sono un evento comune in età pediatrica: circa il 42% dei ragazzi e il 27% delle ragazze sostengono una frattura tra 0 e 16 anni, generalmente conseguenti ad eventi traumatici. Avvengono con picchi di frequenza in base alle fasi di maturazione dello scheletro ed alla sede, ad esempio a 2 anni sono frequenti le fratture diafisarie del femore, mentre in epoca prepuberale l’avambraccio è la sede più frequente.

“La causa di questa suscettibilità alle fratture è da ricercare nei processi di morfogenesi ed accrescimento delle ossa, che in alcune fasi presentano fragilità causata da un rapido accrescimento, carenza di vitamina D, carenze nutrizionali ed obesità – spiega il Professor Stefano Gonnelli, Presidente SIOMMMS – Più raramente le fratture nei bambini possono essere la manifestazione di osteoporosi primitiva, dovuta ad un difetto scheletrico di origine genetica, o secondaria come complicazione di malattie croniche acquisite quali celiachia, malattie reumatiche giovanili, malattie neuromuscolari o patologie endocrine”.

Non tutte le fratture in età pediatrica sono, dunque, attribuibili esclusivamente ad un evento traumatico. Quando è lecito il sospetto?

Fratture ricorrenti e dolori ossei sono i primi campanelli d’allarme per fare ulteriori accertamenti. La diagnosi di osteoporosi pediatrica si basa quindi sia sulla presenza di una storia di fratture clinicamente significativa delle ossa lunghe (2 o più dopo i 10 anni d’età o 3 o più dopo i 16 anni d’età) o vertebrali da compressione ma anche su criteri densiometrici definiti con un valore Z-score della BMC inferiore o uguale a -2.0 adeguato a età, sesso e dimensioni corporee, su esami di laboratorio quali il dosaggio di 25-idrossi di vitamina D, paratormone ed esami di screening per la celiachia e infine su test genetici. Alla diagnosi deve poi seguire un corretto approccio terapeutico.

“L’osteoporosi è ormai una patologia clinica ben nota che affligge l’età adulta. In ambito pediatrico invece è un’area tuttora in via di sviluppo ed approfondimento dal punto vista non solo clinico ma anche terapeutico – commenta Gonnelli – Il gold standard terapeutico anche per l’età pediatrica è rappresentato dalla supplementazione di Vitamina D e calcio e dall’utilizzo di bisfosfonati, classe di farmaci che si è dimostrata in grado di aumentare la massa ossea e di influenzarne positivamente l’accrescimento. Tuttavia, nei bambini esistono anche forme di osteoporosi a basso turnover, casi in cui i farmaci anti riassorbitivi si associano ad un rischio di riduzione del turnover osseo. È cresciuto quindi l’interesse nei riguardi della terapia anabolica, sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti per raccogliere maggiori evidenze cliniche.”