L’osteoporosi in Italia costa 7 miliardi di euro all’anno

Pubblicato il 13 Novembre 2015
L’osteoporosi in Italia costa 7 miliardi di euro all’anno

L’osteoporosi in Italia costa 7 miliardi di euro all’anno, di cui 360 milioni di spesa farmaceutica per la cura di oltre 5 milioni di persone affette dalla malattia. Si tratta prevalentemente di anziani e l’impatto – anche economico – della patologia è destinato a crescere nella penisola dove attualmente la popolazione over 65 è circa il 25% ; nel 2050 sarà oltre il 35%. Inoltre in Italia circa 2 milioni di anziani non sono autonomi perché affetti da disabilità, spesso provocata da fratture, anche queste destinate a crescere: solo l’aumento atteso del numero di femori rotti nel mondo è drammatico: saranno 6,3 milioni nel 2050.

Sono i dati emersi ieri a Bologna, in apertura del XV Congresso nazionale della Società italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS). Da questi dati – e dall’esperienza degli oltre 600 esperti italiani e stranieri riuniti all’Auditorium del Palazzo della Cultura e dei Congressi – nasce l’appello al mondo sanitario per un nuovo approccio alla cura della malattia e del paziente anziano.

Il tema è stato al centro del forum congiunto tra gli esperti di osteoporosi e della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG): l’approccio multidisciplinare è la soluzione per la gestione corretta del paziente con osteoporosi, in particolare delle persone anziane, spesso affette da altre patologie, curate con diversi farmaci ed esposte a rischi di caduta.

“L’appello è rivolto a ginecologi, ortopedici, reumatologi, fisiatri, internisti, endocrinologi e non solo – spiega il Presidente della SIOMMMS Giancarlo Isaia, Direttore del Dipartimento di Geriatria e Malattie Metaboliche dell’Osso della Città della Salute e della Scienza di Torino -: a partire dal medico di medicina generale, diverse figure sono chiamate a dare il proprio contributo nella terapia per una malattia trasversale, che in Italia non ha uno specialista di riferimento per il pubblico. Dal lato medico-sanitario c’è bisogno di formazione, dal lato dei pazienti è utile l’informazione e dal lato amministrativo è indispensabile istituire migliori servizi di cure continuative sul territorio, in grado di gestire la crescente popolazione anziana con patologie multiple e/o con disabilità grave”.

La necessità che viene rilanciata è quella di strutture istituzionali che si facciano carico della complessità multidisciplinare della cura dell’osteoporosi in un contesto di continuità assistenziale fra ospedale e territorio: servono protocolli adeguati che portino in Italia modelli già sperimentati all’estero, come l’introduzione del “bone specialist”, lo specialista dell’osso in senso lato. Gli esperti vedono l’alleanza professionale con due obiettivi: ottenere il mantenimento dello stato di salute e della qualità di vita del paziente affetto dalla malattia e, mediante la prescrizione di terapie appropriate, avviare una corretta gestione delle risorse economiche del Sistema Sanitario Nazionale.




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