Come si diagnostica l’osteoporosi?

Dal momento che l’osteoporosi è una malattia silenziosa e per lo più asintomatica, che spesso si manifesta per la prima volta e improvvisamente con una frattura, in presenza di fattori di rischio (prima di tutto menopausa ed età avanzata) è bene rivolgersi a un medico per valutare insieme se sia opportuno sottoporsi a esami specifici per verificarne l’eventuale presenza.

Radiografia
La radiografia, in genere richiesta per altri motivi, permette di sospettare la presenza di osteoporosi qualora nel referto sia riportata la dicitura “segni di osteopenia”. In questo caso, nella lastra l’immagine dell’osso risulta meno bianca, e quindi meno densa. Tuttavia, la radiografia non è mai l’indagine dirimente per diagnosticare l’osteoporosi, ruolo che spetta alla MOC.
Invece, il medico può talvolta richiedere una radiografia per effettuare un esame morfologico della colonna, che permette di visualizzare eventuali fratture o cedimenti vertebrali e stimarne la gravità.

La MOC (o DXA o DEXA)
L’esame di riferimento per la diagnosi di osteoporosi è la densitometria ossea, o mineralometria ossea computerizzata, indicata comunemente con la sigla MOC, che permette di misurare esattamente la densità minerale ossea (Bone Mineral Density, BMD), cioè la quantità (espressa in g/m2) di minerali presenti nello scheletro in toto o in alcuni distretti scheletrici particolarmente soggetti alla perdita di massa ossea. A volte la MOC viene chiamata anche DXA o DEXA (da Dual Energy X ray Absorbtiometry); in realtà queste due sigle indicano la tecnica con la quale viene eseguito l’esame.

La MOC è un esame semplice, rapido (non richiede più di 5 minuti) e assolutamente indolore. Prevede l’impiego dei raggi X, ma in dosi bassissime (di gran lunga inferiori a quelle di una radiografia e infinitamente più basse rispetto a una TAC), per cui si tratta di un esame sicuro, che si può ripetere tranquillamente nel tempo.

La misurazione si esegue di solito a livello della colonna vertebrale (a livello lombare), del femore o del polso. La scelta del segmento da studiare dipende da diversi fattori, tra cui il sesso e l’età del paziente: in genere, si preferisce analizzare la colonna lombare nelle donne fino a 60 anni e negli uomini fino a 65, e il collo del femore nelle persone più anziane e/o in presenza di malattie della colonna lombare. Molte persone chiedono al medico di essere sottoposte alla MOC “total body”, convinte, erroneamente, che dia informazioni più complete rispetto a quella dei singoli distretti scheletrici; in realtà, è quella che dà il risultato meno attendibile e di minore utilità pratica.

Che tipo di risultato dà la MOC?
La MOC fornisce una valutazione di tipo quantitativo e permette di valutare la BMD del paziente esaminato in confronto al valore medio di una popolazione di giovani adulti sani, che hanno quindi raggiunto un picco di massa ossea adeguato.

Lo scostamento in più o in meno del valore misurato nella persona in esame dal valore medio della popolazione di riferimento si esprime come deviazione standard (DS) e ogni DS in meno equivale circa a una riduzione del 10-15% rispetto al valore medio di riferimento. Il numero di DS dalla media di riferimento si indica con il termine T-score.

L’OMS ha definito i valori di T-score della BMD sulla base dei quali una persona può essere ritenuta normale oppure avente una massa ossea ridotta (osteopenia) o una vera e propria osteoporosi:

  • normale: T-score maggiore di -1
  • con osteopenia: T-score compreso fra -1 e -2,5
  • con osteoporosi: T-score inferiore a – 2,5
  • con osteoporosi grave: T-score inferiore a – 2,5 e almeno una frattura da fragilità (conseguente a un trauma molto lieve o non dovuta a trauma)

Chi e con quale frequenza deve sottoporsi alla MOC
La MOC non va considerata un test di screening da eseguire su tutta la popolazione. Tutti coloro che presentano uno o più fattori di rischio devono rivolgersi a un medico per valutare con lui il loro rischio di osteoporosi e di frattura. Sarà il medico a decidere, sulla base della presenza di tali fattori di rischio e di altre condizioni, se è opportuno che la persona si sottoponga a un esame MOC.

Oltre che per diagnosticare un’eventuale osteoporosi, la MOC è utile per seguire l’andamento della perdita di massa ossea nel tempo. In alcuni casi, a seconda della situazione, tra una MOC e l’altra può passare anche qualche anno; in altri, l’esame dovrà essere ripetuto a intervalli più frequenti. Tuttavia, tranne i casi particolari, non serve ripeterlo prima che siano passati 18 mesi dal controllo precedente, perché la differenza di BMD rilevata nel breve periodo potrebbe essere inferiore al margine di errore della misura.

Altri esami
In situazioni particolari, in aggiunta alla MOC, il medico potrà richiedere ulteriori indagini, tra cui la tomografia assiale computerizzata (TAC) e gli ultrasuoni.
La TAC quantitativa ossea (QCT), per esempio, si può utilizzare per misurare con precisione il rapporto tra porzione corticale e porzione trabecolare di un corpo vertebrale e con la versione detta pQCT si può valutare lo stesso rapporto sulle ossa dell’avambraccio.

In tempi recenti è stata introdotta in clinica anche la valutazione della massa ossea mediante apparecchiature ad ultrasuoni (ultrasonografia quantitativa o QUS), che misurano la velocità di trasmissione dell’onda a livello del calcagno, della patella e delle falangi delle mani. Al momento questa tecnica è ritenuta utile non tanto per misurare in modo preciso la densità ossea, quanto per individuare in prima battuta le persone a rischio di osteoporosi, da sottoporre quindi alla MOC.

 

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