Fonte: NICE Guideline NG259 – Osteoporosis: Risk Assessment (29 luglio 2026).
Luglio 2026 segna un momento particolarmente importante per la comunità scientifica che si occupa di salute dell’osso. A distanza di quasi quattordici anni dalla pubblicazione della precedente linea guida NICE CG146 del 2012, il NICE ha pubblicato la nuova linea guida NG259 dedicata alla valutazione del rischio di osteoporosi e di frattura da fragilità.

L’aggiornamento era particolarmente atteso perché negli ultimi anni le conoscenze epidemiologiche, diagnostiche e terapeutiche dell’osteoporosi hanno compiuto importanti progressi. Parallelamente, l’invecchiamento della popolazione e il crescente impatto sanitario, sociale ed economico delle fratture da fragilità hanno reso sempre più urgente la necessità di strumenti efficaci per identificare precocemente i soggetti a rischio e intervenire prima che si verifichi la frattura.
Verso una valutazione del rischio più inclusiva e personalizzata
Uno dei messaggi più rilevanti del documento riguarda l’importanza di ampliare l’identificazione dei soggetti candidati a una valutazione del rischio di frattura. Il NICE raccomanda una valutazione sistematica del rischio nei soggetti di età pari o superiore a 50 anni con specifici fattori di rischio, con particolare attenzione ai pazienti con precedenti fratture da fragilità e a coloro che assumono glucocorticoidi sistemici. Una novità rispetto al documento del 2012 è l’esplicito riconoscimento delle persone transgender e non binarie, per le quali viene raccomandata una valutazione individualizzata che tenga conto del sesso assegnato alla nascita, della storia endocrinologica e dell’eventuale utilizzo di terapie ormonali di affermazione di genere o di altre condizioni in grado di influenzare la salute scheletrica.
FRAX e QFracture: La stratificazione del rischio oltre il punteggio
La nuova linea guida conferma il ruolo centrale degli strumenti di stratificazione del rischio FRAX e QFracture, ormai consolidati nella pratica clinica internazionale come supporto alla valutazione del rischio di frattura osteoporotica. NICE raccomanda l’utilizzo di FRAX o QFracture nei soggetti di età compresa tra 40 e 90 anni e di QFracture nei pazienti tra 30 e 39 anni, ribadendo l’importanza di impiegare lo stesso algoritmo durante tutto il percorso assistenziale per garantire una maggiore coerenza nella stima del rischio nel tempo. Tuttavia, uno dei messaggi più importanti della nuova NG259 è che nessun algoritmo può sostituire il giudizio clinico. Gli strumenti di calcolo forniscono una stima della probabilità di sviluppare una frattura osteoporotica maggiore nei successivi dieci anni, ma tale valutazione deve essere sempre interpretata alla luce delle caratteristiche individuali del paziente.
DXA: verso un utilizzo più razionale e personalizzato
Tra le novità di maggiore interesse pratico vi sono le indicazioni relative alla densitometria ossea mediante DXA, che rimane il gold standard per la valutazione della densità minerale ossea. NICE raccomanda l’esecuzione diretta della DXA nei soggetti di età superiore ai 30 anni con una pregressa frattura vertebrale o di femore, con una frattura osteoporotica maggiore avvenuta negli ultimi due anni oppure con due o più fratture da fragilità, riconoscendo che in questi pazienti il rischio di ulteriori eventi fratturativi è già sufficientemente elevato. Per i pazienti senza una storia fratturativa significativa, la decisione di eseguire una DXA dovrebbe invece essere guidata dalla stima del rischio ottenuta mediante FRAX o QFracture.
Le fratture vertebrali al centro della nuova strategia diagnostica
Il documento attribuisce grande importanza all’identificazione delle fratture vertebrali, riconosciute come la manifestazione più frequente dell’osteoporosi ma ancora oggi largamente sottodiagnosticate. Molte di queste fratture, infatti, decorrono in modo paucisintomatico e la loro identificazione precoce riveste invece un’importanza fondamentale. Per questo motivo la linea guida amplia significativamente le indicazioni all’utilizzo della Vertebral Fracture Assessment (VFA) eseguita contestualmente alla DXA. NICE raccomanda di considerare sistematicamente la VFA nelle donne di età pari o superiore a 60 anni e negli uomini di età pari o superiore a 70 anni sottoposti a valutazione densitometrica, mentre nei soggetti più giovani l’esame dovrebbe essere preso in considerazione in presenza di specifici fattori di rischio, quali precedenti fratture osteoporotiche maggiori, sintomi suggestivi di frattura vertebrale, uso cronico di glucocorticoidi o una marcata riduzione della densità minerale ossea.
Il possibile contributo dell’intelligenza artificiale
Tra gli elementi di maggiore innovazione della linea guida figura anche il riferimento alle nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale per l’identificazione delle fratture vertebrali. Pur non inserendo raccomandazioni operative definitive, NICE richiama la propria Health Technology Guidance dedicata ai sistemi di AI in grado di supportare il riconoscimento delle fratture vertebrali su esami radiologici eseguiti per altre indicazioni cliniche. L’obiettivo è intercettare quelle fratture vertebrali che spesso rimangono non diagnosticate nella pratica clinica, consentendo un’identificazione più precoce dei pazienti ad alto rischio e un più tempestivo avvio dei percorsi di prevenzione secondaria.
Prospettive future
Accanto alle raccomandazioni cliniche immediatamente applicabili, la linea guida individua diverse aree di ricerca considerate strategiche per il futuro della prevenzione delle fratture da fragilità. In particolare, NICE sottolinea la necessità di sviluppare strumenti capaci di migliorare l’identificazione precoce dei soggetti a rischio e rendere più efficienti i percorsi diagnostici.
Tra i temi ritenuti strategici figura l’utilizzo degli electronic health records (EHR). La linea guida evidenzia il potenziale dei sistemi informatici sanitari e delle cartelle cliniche elettroniche nel facilitare l’individuazione automatica dei pazienti che potrebbero beneficiare di una valutazione del rischio di frattura, ad esempio attraverso la ricerca di precedenti fratture, fattori di rischio clinici o trattamenti farmacologici associati a perdita ossea.
Un secondo ambito di interesse riguarda le tecniche alternative per la valutazione della salute scheletrica. Tra queste, NICE identifica la Radiofrequency Echographic Multi Spectrometry (REMS), sebbene le evidenze disponibili siano ancora limitate.
Analoga attenzione viene riservata al Trabecular Bone Score (TBS), che potrebbe contribuire a una caratterizzazione più completa della fragilità scheletrica rispetto alla sola densità minerale ossea.
Conclusioni
Per la comunità SIOMMMS, questo aggiornamento rappresenta un importante punto di riferimento internazionale e uno stimolo a proseguire nel percorso di innovazione dei modelli assistenziali dedicati all’osteoporosi. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare queste raccomandazioni in una pratica clinica sempre più efficace, capace di ridurre il peso delle fratture da fragilità e migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti.


