Osteoporosi, Fda approva romosozumab, primo nuovo anabolico dopo 15 anni

Pubblicato il 10 Aprile 2019
Osteoporosi, Fda approva romosozumab, primo nuovo anabolico dopo 15 anni

La Food and Drug Administration ha approvato romosozumab per il trattamento dell’osteoporosi in donne in postmenopausa e ad alto rischio di frattura, cioè le donne con una storia di frattura da osteoporosi o fattori di rischio multipli di frattura, o quelle che hanno fallito o sono intolleranti ad altre terapie per l’osteoporosi. Il farmaco è stato sviluppato da Ucb e da Amgen e sarà posto in commercio entro pochi giorni negli Usa con il marchio Evenity

Romosozumab è un anticorpo monoclonale che blocca gli effetti della sclerostina una proteina prodotta dagli osteociti il suo scopo è frenare l’attività degli osteoblasti, le cellule che producono l’osso in contrapposizione all’azione degli osteoclasti. Si tratta del primo e unico agente con un effetto duale sull’osso: aumenta la neo formazione ossea e, in misura minore, riduce il riassorbimento osseo. In tal modo riduce il rischio di frattura.

Una dose di romosozumab consiste in due iniezioni, una immediatamente successiva all’altra, somministrate una volta al mese da un operatore sanitario. L’effetto di formazione ossea diminuisce dopo 12 dosi, che è il limite massimo consentito. Poiché l’osteoporosi è una malattia cronica, una volta completata la terapia con romosozumab si dovrebbe considerare la possibilità di proseguire la terapia con un agente antiriassorbitivo.

“L’osteoporosi è una grave patologia che viene sottodiagnosticata e spesso non trattata. Infatti, circa l’80% dei pazienti che hanno avuto una o più fratture osteoporotiche non vengono identificati o trattati ”  ha dichiarato Elizabeth Thompson, chief executive officer della National Osteoporosis Foundation. “Questa approvazione è una grande notizia per i pazienti e i medici perché dà loro un’altra opzione di trattamento tanto necessaria per ridurre il rischio di fratture che cambiano la vita delle persone”.

Dati clinici a supporto della registrazione del farmaco
La sicurezza e l’efficacia di romosozumab sono state dimostrate in 19 studi clinici su un totale di oltre 14mila pazienti.  

Romosozumab è stato studiato per il suo potenziale di riduzione del rischio di fratture in un ampio programma globale di Fase 3 che comprendeva due grandi studi che confrontavano il farmaco con placebo o comparator attivi in quasi 12mila donne in postmenopausa con osteoporosi. I due studi registrativi di fase 3 prendono il nome di FRAME e ARCH.

FRAME (Fracture study in postmenopausal women with osteoporosis) è uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo che ha valutato 7.180 donne in postmenopausa con osteoporosi. Lo studio ha valutato l’efficacia del trattamento con romosozumab (210 mg somministrati mensilmente), rispetto al placebo, nel ridurre l’incidenza di nuove fratture vertebrali per 12 mesi. Lo studio ha inoltre valutato l’efficacia del trattamento con romosozumab per 12 mesi seguito da denosumab per 12 mesi, rispetto al placebo seguito da denosumab, nel ridurre l’incidenza di nuove fratture vertebrali per 24 mesi.

Nel primo studio, denominato FRAME, un anno di trattamento con il farmaco ha ridotto del 73% il rischio di una nuova frattura della colonna vertebrale (frattura vertebrale) rispetto al placebo. Questo beneficio è stato mantenuto nel secondo anno dello studio, quando romosozumab è stato seguito da un anno di denosumab rispetto al placebo seguito da denosumab.

ARCH (Active-controlled fracture study in postmenopausal women with osteoporosis at high risk of fracture) è uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con alendronato condotto in 4.093 donne in postmenopausa con osteoporosi e precedenti fratture. Questo studio event-driven ha valutato 12 mesi di trattamento con romosozumab (210 mg somministrati mensilmente) seguiti da almeno 12 mesi di trattamento con alendronato (70 mg), rispetto al solo trattamento con alendronato, per valutare l’efficacia di romosozumab nel ridurre il rischio di frattura clinica (frattura non vertebrale e frattura vertebrale sintomatica) attraverso il periodo di analisi primaria e l’incidenza di nuova frattura vertebrale a 24 mesi.

Nello studio ARCH, un anno di trattamento con romosozumab seguito da un anno di alendronato ha ridotto il rischio di una nuova frattura vertebrale del 50% rispetto ai due anni di alendronato. La terapia con romosozumab seguita dall’alendronato ha inoltre ridotto il rischio di fratture in altre ossa rispetto al solo alendronato.

Effetti indesiderati e avvertenze
Gli effetti collaterali comuni di romosozumab includevano dolori articolari e mal di testa. Sono state osservate anche reazioni nel sito di iniezione.

La scheda tecnica del farmaco contiene anche un cosiddetto ‘black box warning’ cioè l’avvertenza che il farmaco può aumentare il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare e non deve essere utilizzato in pazienti che hanno avuto un attacco cardiaco o un ictus nell’anno precedente. Gli operatori sanitari dovrebbero anche considerare se i benefici di romosozumab superino i rischi in pazienti con altri fattori di rischio cardiovascolare e dovrebbero interrompere la terapia con romosozumab in qualsiasi paziente che abbia avuto un attacco cardiaco o un ictus durante il trattamento.

Dovrà essere condotto anche uno studio post registrativo
L’approvazione dell’Fda è accompagnata dalla richiesta che le due aziende conducano studi post registrativi  per valutare la sicurezza cardiovascolare di romosozumab nelle donne in osteoporosi post-menopausale. Tra gli studi richiesti anche un trial osservazionale della durata di 5 anni, seguito potenzialmente da uno studio comparativo sulla sicurezza.

L’osteoporosi negli Usa: qualche dato epidemiologico
Si stima che negli Stati Uniti 10 milioni di persone soffrano di osteoporosi e che questa condizione di rischio sia responsabile di circa due milioni di fratture all’anno. Dopo la sua prima frattura, una donna ha cinque volte più probabilità di subire un’altra frattura entro un anno. In realtà, il rischio di frattura rimane elevato nel tempo se non trattata. Le fratture per le donne in postmenopausa possono essere eventi che alterano la vita e possono portare alla perdita di mobilità. Negli Usa, ogni anno, le fratture ossee legate all’osteoporosi determinano 432mila ricoveri ospedalieri e 180mila ricoveri in case di cura. Dato l’invecchiamento della popolazione statunitense, si prevede che entro il 2025i costi diretti annuali dell’osteoporosi raggiungano circa 25,3 miliardi di dollari.

Comunicato stampa Fda