Prevenzione secondaria in caso di fragilità ossea, a Torino un convegno sui gap da colmare

Pubblicato il 28 Luglio 2015
Prevenzione secondaria in caso di fragilità ossea, a Torino un convegno sui gap da colmare

La maggioranza delle persone con fratture ossee da osteoporosi non riceve un trattamento efficace di prevenzione secondaria. Come mai esiste questo treatment gap e come puo’ la SIOMMMS (Società italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) riuscire a colmarlo?
Di questo si parlerà nel II convegno regionale SIOMMMS Piemonte e Valle d’Aosta dal titolo “La trave nell’occhio, ovvero il treatment gap nel paziente con fratture da fragilità” che si terrà presso il Presidio sanitario San Camillo a Torino il prossimo 24 ottobre.

« Le persone con osteoporosi si fratturano perché hanno le ossa fragili. Questo lo sanno tutti i medici, ma quando si trovano di fronte ad un paziente che si frattura, nella maggior parte dei casi non propongono le cure che servono a rinforzare le ossa e prevenire nuove fratture. In questo modo chi si è già fratturato una volta è ad altissimo rischio di fratturarsi ancora” ha precisato il dott. Marco di Monaco del presidio sanitario San Camillo di Torino, coordinatore regionale SIOMMMS per Piemonte e Valle d’Aosta e responsabile scientifico del congresso- «Il caso emblematico è quello delle persone anziane che si fratturano il femore a seguito di una banale caduta.

Ciò che accade oggi è inammissibile: la maggior parte di questi pazienti non riceve alcun trattamento per evitare nuove fratture. Questo convegno è un’occasione per parlarne visto che in Piemonte c’è qualche esperienza che funziona».

« Il programma di questo congresso»- ha commentato il prof. Giancarlo Isaia, professore ordinario c/o l’Università degli Studi di Torino e presidente nazionale SIOMMMS- «si inserisce perfettamente nel progetto generale della SIOMMMS che tende a dare appropriatezza terapeutica per tutti i pazienti con osteoporosi. Il fenomeno dell’inappropriatezza è molto diffuso e riguarda circa il 70% dei pazienti che hanno subito già una prima frattura e non hanno poi ricevuto una terapia adeguata. Si parlerà anche di farmaci nuovi e di farmaci che presto arriveranno ma la parte fondamentale verterà sull’appropriatezza diagnostica e terapeutica».

Il convegno ,infatti, affronterà il tema del treatment gap sotto due punti di vista: un focus su alcuni hot topics relativi alla terapia farmacologica e non farmacologica e l’approfondimento delle modalità organizzative che possono facilitare la prevenzione secondaria.

«Il problema dell’inappropriatezza vale anche per le persone che si fratturano una vertebra senza un trauma valido -ha proseguito il dott. di Monaco- che andrebbero tutte trattate con un farmaco per l’osteoporosi. Questo lo sostiene anche la nota 79 dell’AIFA che è stata riformulata di recente ma che fin dalla prima stesura indica il rimborso a carico del SSN dei farmaci di efficacia provata nella prevenzione delle fratture in tutte le persone con frattura di femore o di vertebra dovuta a fragilità. Questi pazienti sono sotto gli occhi di tutti e, in genere, vengono presi in carico prima dall’ortopedico, poi dal fisiatra e dal medico di medicina generale. Nonostante ciò, nella grande maggioranza dei casi non vengono trattati per la fragilità ossea: l’ortopedico “aggiusta” la frattura, il fisiatra si occupa della riabilitazione, il medico di medicina generale riaccoglie a casa il paziente ma nessuno cura la fragilità ossea in questi soggetti con il risultato che il loro rischio di ri-fratturarsi rimane altissimo».

«Nel centro riabilitazione dove lavoro – ha evidenziato il dott. di Monaco- ricoveriamo 300 pazienti all’anno con fratture di femore e, quando il paziente viene trasferito presso di noi dai dipartimenti di ortopedia, nella stragrande maggioranza dei casi non ha un prescrizione per farmaci anti-osteoporosi. In questo caso stiamo parlando di tutte le ortopedie di Torino e dintorni.

Adesso nel mio centro il paziente già il primo giorno dopo il ricovero fa gli esami di laboratorio di primo livello per escludere malattie dell’osso diverse dall’osteoporosi, e durante il ricovero riceve indicazioni per la prevenzione secondaria delle fratture sia di tipo farmacologico sia non farmacologico-.

«Per cui una delle proposte-ha precisato il dott. di Monaco- è che tutti i fisiatri che hanno il paziente ricoverato con frattura di femore inseriscano nei loro protocolli di cura anche la valutazione ed il trattamento dell’osteoporosi .

«Se pensiamo ai fratturati di femore- ha continuato il dott. di Monaco-i due-terzi hanno già almeno una frattura vertebrale con una fragilità conclamata e nonostante questo non ricevono alcun tipo di trattamento.
L’obiettivo del convegno, anche da un punto di vista organizzativo, è di evidenziare qualche modello pratico; in Piemonte ad esempio c’è qualche esperienza di percorso terapeutico assistenziale piuttosto che di cooperazione tra ortopedico e fisiatra oppure ortopedico ed endocrinologo all’interno dell’ospedale perché in questi pazienti venga impostata la terapia».

Il congresso è rivolto agli specialisti, non solo agli iscritti SIOMMMS .«Al di là della cerchia ristretta di chi lavora nei centri specializzati nella cura dell’osteoporosi-ha proseguito il dott. di Monaco- c’è una grande difficoltà per noi come Società a far arrivare questo messaggio e a farlo applicare. E’ indispensabile allargare la cerchia degli specialisti che si fanno carico della fragilità ossea dei pazienti così come è indispensabile che siano sempre più coinvolti nella cura delle persone con ossa fragili i medici di medicina generale ».
Emilia Vaccaro




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