La supplementazione di calcio con o senza vitamina D non aumenta il rischio cardiovascolare

Pubblicato il 22 giugno 2016
La supplementazione di calcio con o senza vitamina D non aumenta il rischio cardiovascolare

L’assunzione, da parte di persone adulte (40-69 anni), di supplementazioni a base di calcio o vitamina D non sembra innalzare il rischio cardiovascolare (CV) rispetto alla popolazione generale, stando ai risultati di uno studio prospettico di coorte, presentato nel corso del Congresso annuale della WCO (the World Congress on Osteoporosis, Osteoarthritis and Musculoskeletal Diseases), tenutosi quest’anno a Malaga, in Spagna.

 

Tali risultati suffragano la safety CV dell’intervento di supplementazione sopra menzionato, almeno nella fascia di età considerata dallo studio.

Come è noto le supplementazioni di calcio, con o senza vitamina D, sono ampiamente utilizzate per la prevenzione e il trattamento dell’osteoporosi (OP).
 
In letteratura sono stati anche postulati degli effetti benefici del calcio e della vitamina D sulla funzione cardiaca: è stato osservato, per esempio, in alcuni studi, che le supplementazioni di calcio potrebbero migliorare il profilo lipidico e ridurre la pressione arteriosa (2,3).
 
Per quanto riguarda la vitamina D, inoltre, alcuni studi hanno documentato l’ubiquitarietà del recettore specifico della vitamina D (VDR), presente anche a livello del tessuto cardiaco e dei vasi sanguigni, mentre uno studio condotto su un modello sperimentale murino (topi knock-out per il gene VDR) ha dimostrato come questi topi manifestino ipertensione, ipertrofia cardiaca e un incremento della trombogenicità, a suggerire l’esistenza, per questi recettori vitaminici, di un ruolo fisiologico importante nel sistema vascolare (4).
 
Alcuni dati epidemiologici, tuttavia, hanno avanzato dubbi sulla safety CV in relazione all’impiego di queste supplementazioni: nel 2011, infatti, un riesame più approfondito dello studio Women’s Health Initiative Calcium/Vitamin D Supplementation (WHI CaD), pubblicato sul British Medical Journal (BMJ) (5), ha smentito parzialmente i risultati originari, rivelando un modesto aumento del rischio di infarto miocardico e ictus nelle donne randomizzate al trattamento con integratori a base di calcio, con o senza vitamina D (un rischio inizialmente oscurato dal fatto che molte partecipanti assumevano già un’integrazione di calcio prima della randomizzazione).
 
Per contro, dopo il 2011, sono apparsi, ulteriori studi che hanno smentito l’associazione esistente (nel sesso femminile) tra la supplementazione di calcio e il rischio CV (6), postulando, addirittura, sempre nel sesso femminile, l’esistenza di un’associazione indipendente tra il genere sessuale e l’ipovitaminosi D, a sua volta associata all’insorgenza di un’aterosclerosi più aggressiva nelle donne rispetto agli uomini (7).
 
Per dirimere la questione, gli autori del nuovo studio hanno condotto un’analisi su 502.664 individui partecipanti alla UK Biobank – un’ampia coorte prospettica di individui con un’età mediana di 58 anni e costituita, per il 54,5% da donne – avente lo scopo di determinare se la supplementazione con calcio e/o vitamina D, autoriferita dai partecipanti allo studio, fosse associata all’ospedalizzazione per un evento ischemico cardiaco o per altro evento CV (compresa la morte post-evento).
 
Successivamente, mediante opportuni modelli statistico-matematici, i ricercatori hanno corretto i risultati dell’analisi di associazione in base ad alcuni fattori confondenti quali l’età, il BMI, lo status di fumatore, l’assunzione di alcol, il livello di istruzione, l’attività fisica e, nelle donne, l’impiego della terapia di sostituzione ormonale.
 
Sul totale di 502.664 individui recensiti nella UK Biobank, il 6,9% era stato sottoposto a supplementazione con calcio (n=34.890), il 4% a supplementazioni con vitamina D (n= 20.004) e il 2,1% a supplementazione con calcio e vitamina D (n= 10.406).
I risultati dello studio non hanno documentato l’esistenza di associazioni statisticamente significative tra il ricorso a supplementazioni di calcio e il numero di ospedalizzazioni per malattia cardiaca ischemica, sia all’analisi non corretta che a quella corretta per fattori confondenti.
In quest’ultimo caso, l’hazard ratio relativo all’associazione sopra indicata è stato pari, nel sesso femminile, a 1,06 (IC95%= 0,85-1,31, p=0,62), mentre quello per il sesso maschile è stato pari a 1,02 (IC95%= 0,8-1,3, p=0,87).
 
L’hazard ratio aggiustato relativo all’associazione tra il ricorso a supplementazioni di calcio e l’ospedalizzazione per cause CV diverse dalla malattia cardiaca ischemica (inclusa la morte post-evento) è stato pari, rispettivamente, a 0,71 nel sesso femminile (IC95%= 0,32-0,61, p=0,42) e a 0,92 in quello maschile (IC95%= 0,52-1,62, p=0,76).
 
Risultati simili sono stati ottenuti quando si prendeva in considerazione l’associazione tra la supplementazione di calcio, abbinata alla vitamina D o tra la sola supplementazione di vitamina D e il rischio di eventi CV.
In conclusione, lo studio ha dimostrato come il ricorso a supplementazioni di calcio in età adulta (associato o meno a vitamina D) non sia associato ad un incremento delle ospedalizzazioni e della mortalità CV post-evento ischemico o non ischemico.
 
In ragione dell’elevata numerosità del campione, il più ampio finora considerato in un singolo studio, a detta degli autori, lo studio rappresenta un lavoro solido ed autorevole, che suffraga la safety CV della supplementazione di calcio e vitamina D, alla base di tutti gli interventi farmacologici per il trattamento dell’OP.
 
Bibliografia
1. Harvey NC, et al. Abstract P311. Presented at: WCO-IOF-ESCEO World Congress on Osteoporosis, Osteoarthritis and Musculoskeletal Diseases; April 14-17, 2016; Malaga, Spain.

2. Reid I et al. . Effects of calcium supplementation on serum lipid concentrations in normal older women: a randomized controlled trial. Am J Med. 2002;112:343–347.
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3. Griffith L et al. The influence of dietary and nondietary calcium supplementation on blood pressure: an updated metaanalysis of randomized controlled trials. Am J Hypertens. 1999;12(1 Pt 1):84–92.
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4. Bouillon R et al. Vitamin D and human health: lessons from vitamin D receptor null mice. Endocr Rev 2008;29:726–76.
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5. Bolland M, et al. Calcium supplements with or without vitamin D and risk of cardiovascular events: reanalysis of the Women’s Health Initiative limited access dataset and meta-analysis. BMJ 2011; 342: d2040.
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6. Paik J et al. A prospective study of calcium supplement intake and risk of cardiovascular disease in women. ASBMR 2012; abstract 1135.

7. Verdoia M et al. Impact of gender difference on vitamin D status and its relationship with the extent of coronary artery disease. Nutr Metab Cardiovasc Dis, 2015 Feb 5. [Epub ahead of print]
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